Rocce di granito levigate e fessurate dall'erosione attorno al faro di Capo Testa, vicino a Santa Teresa Gallura
Il granito di Capo Testa — foto: Roby Ferrari · CC BY-SA 2.0 · Wikimedia Commons

In Gallura il granito è ovunque: nelle scogliere che scendono in mare, nei massi tondeggianti sparsi tra i pascoli, nei muri delle case e delle chiese dei paesi. È la roccia che dà forma e colore al paesaggio del nord-est della Sardegna, e che il vento, la pioggia e il mare hanno trasformato nel tempo in una galleria di sculture naturali. Ecco una piccola guida per imparare a leggerla, con qualche idea su dove andarla a vedere.

Una roccia nata in profondità

Il granito è una roccia magmatica intrusiva: si forma quando il magma, invece di arrivare in superficie come nei vulcani, si raffredda lentamente in profondità, dando ai cristalli il tempo di crescere. Quello della Gallura fa parte del batolite sardo-corso, un enorme complesso di rocce granitiche che affiora in gran parte della Corsica e della Sardegna orientale. Si è messo in posto nelle fasi finali dell'orogenesi ercinica, tra il Carbonifero superiore e il Permiano inferiore, circa 300 milioni di anni fa. È venuto alla luce solo dopo lunghissime fasi di erosione delle rocce che lo coprivano, e da allora gli agenti atmosferici non hanno mai smesso di modellarlo.

A occhio nudo si riconoscono i suoi componenti: il quarzo, vetroso e grigiastro, le miche scure e lucenti e i feldspati, responsabili di buona parte del colore. Quando abbonda il feldspato potassico, il granito assume sfumature rosate o rossastre; altrove è più chiaro, quasi bianco o grigio.

Tafoni e sculture del vento

La caratteristica più sorprendente del granito gallurese sono i tafoni: cavità scavate nella roccia, a volte piccole come alveoli, a volte abbastanza grandi da offrire riparo. Si formano per l'azione combinata di più fattori: i sali portati dal mare, che si depositano nelle fessure e disgregano i granuli, l'alternanza di periodi umidi e secchi, il vento che porta via i frammenti. Anche il nome ha un'origine mediterranea incerta: tra le ipotesi c'è il corso taffoni, cioè finestre.

Il risultato sono forme che ricordano animali e figure. L'esempio più celebre è la Roccia dell'Orso, sul promontorio di Capo d'Orso vicino a Palau, un grande masso eroso che da lontano ricorda un orso affacciato sul mare. A Capo Testa, vicino a Santa Teresa Gallura, il granito si presenta invece come un caos di blocchi levigati e fessurati; qui già in epoca romana si estraeva la pietra, e le antiche cave sono ancora riconoscibili.

Il rosso di Isola Rossa e della costa

Lungo la costa di Trinità d'Agultu e Vignola la roccia si tinge di rosso e di rosa, soprattutto nella luce del tramonto. Isola Rossa prende il nome proprio dall'isolotto rossastro davanti al borgo, e le scogliere della zona sono tra le immagini più tipiche di questo tratto di Sardegna. Verso est, a Costa Paradiso, graniti e trachiti rosate formano pinnacoli e scogliere scoscese, attraversate da sentieri che scendono alle calette. Nell'entroterra, la Valle della Luna vicino ad Aggius è invece un grande anfiteatro di massi granitici sparsi tra i pascoli, un paesaggio che sembra davvero di un altro pianeta.

Non tutte le rocce scolpite del nord Sardegna, però, sono granito. La celebre Roccia dell'Elefante, nel territorio di Castelsardo, è formata da rocce vulcaniche, trachite e andesite, e al suo interno custodisce due domus de janas, antiche tombe scavate nella roccia in epoca prenuragica.

Il granito nella vita di tutti i giorni

Per secoli il granito è stato anche il materiale da costruzione della Gallura. Lo si ritrova nei centri storici dell'entroterra, come Tempio Pausania e Aggius, dove case, chiese e selciati sono fatti della stessa pietra delle montagne intorno, e negli stazzi, le case rurali in blocchi di granito sparse nella campagna. Visitare questi paesi dopo una giornata tra le rocce della costa aiuta a capire quanto questa pietra sia parte dell'identità del territorio.

Consiglio pratico: il granito si apprezza meglio con la luce radente del mattino o del tardo pomeriggio, quando rilievi e colori risaltano di più. Sulle rocce usate scarpe con una buona suola, perché le superfici levigate vicino al mare possono essere scivolose. E ricordate che in Sardegna è vietato portare via sassi e ciottoli: il granito resta dove la natura l'ha scolpito.

Le rocce rosse, direttamente dal vostro patio

Dal patio del Grazioso appartamento Isola Rossa la vista si apre sul mare e sull'isolotto che dà il nome al borgo: il punto di partenza ideale per scoprire il granito della Gallura.